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GIORNI EGIZIANI

Aggiornamento: 25 ago

Seconda Parte

Sapendo che eravamo in città veniamo invitati ad uno spettacoloo chiamato “UNVEILED” di e con Robina Malik. E’ un lavoro forte, provocatorio, probabilmente autobiografico, che ha riscosso molto successo in Inghilterra e USA.

Nelle ore libere ci spostiamo per incontrare tante persone che ci vogliono conoscere o salutare. Pranziamo la migliore "Foul e Taameya" zuppa di fave e felafel a ZOOBA con Liz, la zia di Ash, venuta da New York per lavoro: sono tantissimi anni che lei, americana, lavora al Cairo, ha una famiglia mista, è una profonda conoscitrice delle due culture a confronto.


Il Cairo è un posto strano: accanto a una Porsche puoi vedere un carretto di frutta trainato da un asino. Mi gira la testa, a volte. Il rumore, il caldo, il traffico di quella città sono stancanti; a volte ti ritrovi a schivare macchine e orribili tok tok ovunque, solo per fare due passi a piedi, i marciapiedi spesso non sono il massimo e ovunque affiora sabbia, perché la città nasce sopra un deserto.

Ma tesori infiniti sa snocciolare improvvisamente.


Con le nostre studentesse andiamo a vedere i Dervisci che pregano e danzano nell’edificio “El Ghoreya”, del 1400, luogo di mercato e miscellanea di genti. Questa preghiera è un grande omaggio a Dio in Danza e Musica, il tutto immerso in una zona del Mercato e Moschee molto caotica e trafficata. Loro girano, cantano e pregano per ore, fuori tutto corre come impazzito.

Mi gira la testa.





Andiamo poi al “Museam for Egyption Civilization”, recentemente aperto, ove ci troviamo nel mezzo dell’antica civiltà egizia. Tra mummie e sarcofagi arrivo in una sala colorata circolare, con musica mediorientale e la danza parte… ho paura mi arrestino, qua non danzano nei musei, ma alla fine la sorveglianza mi lascia stare, guardandomi un po’ severa, un po’ divertita.

A Downtown mangiamo insieme alle ragazze il Koshari: ci troviamo nel locale più famoso al mondo proprio per questa antica ricetta buonissima e vegana! E’ una delizia con pasta, riso, legumi, verdure, peperoncino, aglio, aceto, cumino a volontà!


Appena abbiamo una breve pausa dal lavoro fuggiamo dal Cairo e andiamo al mare presso il Golfo di Suez. Sono due giorni di relax, acqua bellissima, granchi giganti che camminano sul fondo (ho un po’ paura!), foto e riposo.



Rientriamo in città per altri workshops con persone che partecipano entusiaste. Alla fine di uno di questi un partecipante canta con me “Sono un italiano” di Toto Cutugno, che qui conoscono in molti! Lavoriamo e ci divertiamo, qui le persone si rapportano in modo fresco, diretto, giocoso.


Arriviamo agli ultimi giorni. E’ il momento di tornare al grande mercato Khan El Khalili, addentrarsi nella parte islamica con la sua bellissima architettura.

Stiamo delle ore a girare in vicoli come labirinti, finché non arriviamo nel Caffè che fu frequentato dal grande scrittore Naghib Mahfuz. Beviamo assetati un succo di mango, mentre tutt’intorno cantano e suonano



Eccoci pronti per tornare, con valigie aumentate di numero e sorrisi ritrovati, grazie a nuovi colori, incontri, danze, mani e cuori pieni di orizzonti!


Leggi anche la Prima Parte >

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