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AL QÃHIRA

Giorni Egiziani Marzo 2023


Il Cairo 28 Febbraio - Siamo di nuovo in movimento: ogni volta non è un viaggio, ma un trasloco!

In Italia fa freddo, in Egitto fa caldo. Gireremo più situazioni, ognuna con ciò che serve. Indumenti per la sala danza, per la scena, materiali didattici, stoffe ed altro per la DanzaTerapia.

Attrezzature tecniche e… le mie musiche! Le musiche che mi hanno accompagnato nei vari percorsi; musiche che hanno attraversato secoli e diversi decenni miei.

Le musiche di tutta una vita, con cui ho fatto danzare centinaia di persone ovunque andassi, lungo tanti anni.

Ogni viaggio, accanto all’eccitazione, mi dà come un senso di angoscia per chi e cosa lascio, nell’ignoto di ciò che troverò; ho le mie musiche, penso, conosco le persone quando danzano. Con le mie musiche, potrò fare tutto! E questo pensiero mi aiuta, è la mia àncora.

Arrivati al Cairo, nel megaquartiere Shobra, ricomincia la convivenza con il muezin (il richiamo alla preghiera), ben 5 volte al giorno, con l’aggravante che in questo periodo si prepara l’inizio del Ramadan e sembra un’atmosfera davvero troppo religiosa per me “atea, materialista, occidentale”.


In quella casa, posta tra 3 moschee e una chiesa, non è facile: trovo quel richiamo estremamente più invasivo di due campane che suonano 2 volte al giorno per pochi secondi! A volte da una parte imperversa quella voce assertiva a tutto volume e dall’altra parte le donne di casa Ash ascoltano le preghiere cristiane alla TV! Sembra di essere in un film ove ognuno sembra perso in una tracimazione mistica incontrollabile!

I giorni di lavoro scorrono tra gioia e fatica: la gioia è vedere quanto le persone qua abbiano ancora voglia di investire sul futuro; la fatica è dovuta al grande carico di lavoro intensivo, ai lunghi spostamenti, alla sabbia nel naso, al sentirsi in un grande spazio, ma compressi.

Un’altra gioia, professionale e personale, è studiare la loro danza e la loro arte e allargare il mio orizzonte culturale ed espressivo

Per la prima volta ho sentito fresco in Egitto (per loro era inverno anche se c’era una media di 20 gradi), ho addirittura visto dieci minuti di pioggia e i bambini, e non solo, urlavano felici e sorpresi!


Una sera andiamo con amici dall’altra parte del quartiere, che vuol dire minimo 6 - 8 Km di distanza e circa mezzora abbondante in auto. Così mi ritrovo su una terrazza che guarda la città, e mi toglie il respiro; guardando quell’orizzonte sterminato di luci, palazzi, auto che serpeggiano perennemente nel traffico, mi rendo conto di che cosa sia una megalopoli: una forza immensa, che attrae e respinge al contempo.

Vivere in una megalopoli vuol dire arrivare ogni giorno al solito posto, scoprendo sempre una strada nuova e non essere in grado di impararne nessuna, poiché nel giro di una notte tutto può cambiare.

Vivere in una megalopoli vuol dire evitare di prendere appuntamenti, per non doversi spostare e sentirsi sfiniti alla sola idea di farlo. Vuol dire crollare a dormire nel proprio letto per ore, in pieno giorno, con i rumori della strada e dei muezin forti e continui, sentire che fuori tutto corre ed essere felici di stare fermi dove si è.


Vivere in una megalopoli vuol dire vedere un ragazzino dormire da solo di notte appoggiato ad un pilastro di una strada avveniristica di ponti e raccordi, e scoppiare a piangere. Vuol dire non sapere come attraversare una strada con le auto che sfrecciano come se i pedoni non esistessero.

Vuol dire mangiare roba fresca di campagna, in mezzo al cemento; sentire odore di cibo familiare con pomodori e cipolle, come a casa di mia nonna livornese/napoletana, ma essere 4000 km lontani da casa; vuol dire anche sentire improvvisamente tanfi di odore nauseabondo di mura vecchie trasudanti ogni genere di sostanza.


Vivere in una megalopoli vuol dire desiderare più di ogni altra cosa il silenzio, sentirsi in una grande, variegata massa umana dalla notte dei tempi, in un mutamento continuo, feroce, inarrestabile, ove la lotta per la sopravvivenza si manifesta in modo violento e incredibilmente umano.

Al Cairo puoi vedere donne coperte fino agli occhi, ma con simil burqa eleganti, ultima moda; e puoi vedere le persone nei caffè che anziché stare al telefonino, parlano, ridono e fumano il narghilè.


Il tempo del Ramadan inizia e una sera ci ritroviamo in una Downtown rilassata e silenziosa: le persone festeggiano in famiglia e le strade sono incredibilmente libere!


Nei quartieri popolari, addobbati a festa, appena finisce l’ora del digiuno c’è cibo ovunque, biscotti, dolci, frutta secca e squisitezze tipiche di questa festività e le persone si riversano in strada per stare insieme e mangiare fino al mattino.




Di nuovo il volto del Cairo si illumina della vita della gente, della loro voglia di festeggiare, di sperare.

El Hamdullelah!!!


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