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DANCE TO LIVE SCHOOL CAIRO

GIORNI EGIZIANI MARZO 2023

Negli ultimi mesi il pound egiziano ha subito una svalutazione incredibile: il dollaro come sempre la fa da padrona.

Le persone sia in Italia che in Egitto stanno vivendo una contingenza molto negativa per la loro economia, ma c’è una differenza.

In Italia sono ormai anni che si rimanda, che aspettiamo, che ci educhiamo alla decrescita infelice, in ogni senso, e soprattutto nel senso della vitalità, della capacità di reazione e coesione. In Egitto invece, forse abituati da secoli di avversità, non aspettano niente, vivono la loro vita come un destino, un passaggio per andare altrove. Così vivono il presente come ponte con il passato e come trampolino per il futuro, e riescono anche a sorridere, come a dire “la vita è ora!”.

È grazie a questo atteggiamento che è stato possibile continuare con DTL Egypt, il nostro programma di formazione sulla danza e la danzaterapia, come avevamo deciso, ovvero in presenza per la maggior parte delle ore.

Le persone capiscono l’onestà che c’è alla base della nostra proposta (la Danza Terapia non è fattibile on-line, se non in minima parte!) e ci sono grate di poter seguire dal vivo i nostri percorsi; alcune studentesse cominciano ad arrivare anche da fuori Cairo.

Dopo le prove d’esami sostenute da alcune studentesse, iniziano gli workshops con persone che tornano o che vengono per la prima volta. Tra queste ne è venuta una completamente non

vedente che ha seguito la sessione di DanzaTerapia con gioia e interesse; era una situazione nuova qui, un’esperienza straordinaria, c’è molto da fare nel paese per l’integrazione di persone diversamente abili.

L’incontro di Danze Meditative, così intimo e delicato, ha visto la partecipazione di un uomo: si è creata così una bellissima atmosfera di condivisione, nonostante e forse ancor più per le differenze, di nazionalità, lingua, religione, cultura, sesso, che ci accomunano.

Durante questi giorni infatti, l’argomento della prevenzione al conflitto di genere è stato centrale.

Siamo stati invitati, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, a un convegno dal titolo “International Women’s Day – Contemporary health challanges”, promosso da World Health Organization , Royal College of Obstreticians and Ginecologists. In quell’occasione siamo intervenuti

e abbiamo parlato dei nostri anni di lavoro in Europa per la Salute della Donna a partire dal rapporto con il proprio corpo. Numerose sono poi state le riflessioni riguardo alla nostra idea di “Libera Scelta”, riguardo la propria maternità consapevole e il proprio parto.

Nel nostro programma lavoriamo ogni giorno sul femminile e il maschile, sul fenomeno tragicamente globale della violenza maschile sulle donne.

Parlare di tutto questo in Egitto è diverso, le persone hanno paura, così decidiamo insieme come andare avanti. Ho insegnato loro la coreografia di Debbie Allen che danziamo ogni anno il 14 Febbraio nel mondo; le ragazze sono contente, emozionate, ma il lavoro è solo con loro, a porte chiuse. Comunque, la danza agisce e crea direzioni e reti tra donne, che rimarranno.

Spesso la sera dopo il lavoro andiamo a vedere la danza, ovunque sia. Così vediamo LA DANZA DEI BASTONI (Hattabin), dalla radice così maschile, un’aggressività abilmente gestita e sublimata.

Andiamo poi a El Nhada Arts School NAS, una Scuola di Teatro fondata da una nostra studentessa (Reham Ramzy insieme a Mostafà Wafi), in una bella struttura gestita dai Gesuiti, che ha sede in un quartiere storicamente interculturale (El Faggala), ove in passato la comunità ebraica, quella italiana, cristiani e musulmani convivevano creando un’area viva e variegata. Nel loro teatro abbiamo visto un bellissimo spettacolo Sufi.

Siamo poi stati invitati a tenere una sessione a una Scuola che segue la pedagogia della nostra illustre connazionale Montessori; è stato un bellissimo incontro con i bambini e le loro necessità speciali, le maestre, i genitori, la direttrice, nell’ultimo giorno di scuola appena prima l’inizio del periodo di vacanze per il Ramadan.

I giorni scorrono, pieni di appuntamenti e lavoro; ci ritroviamo l’ultimo giorno nella Open Session intitolata “Our Dance is Love”, dove le ragazze danzano con forza e dolcezza. Nell’occasione è con noi Fatma Ibrahim, autrice del libro “Stop the silence. Thriving after child sexual abuse”, che parla delle conseguenze dell’abuso sessuale infantile sulla vita delle donne e dove Dalia El Abd presenta una bellissima coreografia.

La nostra danza è amore, forse è così, perché appena iniziano a conoscerla le persone si aprono e creano, vivono qualcosa per loro eccezionale.

Per noi è sicuramente questo: per la fatica, le difficoltà che ogni volta incontriamo e da cui impariamo, per il rispetto che sentiamo per queste donne che anche se strette in condizionamenti sociali, economici e religiosi strettissimi, danzano, sognano e, comunque, hanno la forza di “rompere le catene”.


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