• Simonetta Ottone

Tra marito e moglie

Esco di macchina e dal retroparcheggio del supermercato sento delle urla.

Guardo e vedo poco lontano una donna che spinge via da sé un uomo, invano. Lui è alto, ha un enorme giubbotto imbottito, lei urla sempre più forte e con voce acuta chiama aiuto. Lo spinge via a scatti, come chi sa di disporre di una forza solo di nervi. Rimango impalata, non riesco a articolare un pensiero.

Io che in tutte le forme che so, ballo, recito, scrivo di donne, per le donne, non riesco, ora, a compiere un gesto utile, che modifichi, o almeno interferisca con ciò che sta accadendo a UNA donna, in questo momento, qui davanti a me

Lei non riesce a entrare in macchina, lui le tiene la portiera, lei riprova, lui la tira fuori e inizia a batterle la portiera addosso. Scatto verso di loro. Nel frattempo ho trovato il cellulare nella mia borsa misogina, dove non trovo mai niente, dove tutto sparisce, lo tengo in mano, vado verso di loro che continuano a spingersi e a urlare. Ho paura, sento le mie gambe in ogni millimetro.

Lui mi vede, io tengo d'istinto il cellulare in bella vista, continuano a litigare, lei inveisce verso di lui "hai rovinato la vita di du' figlioli!", lui si muove in modo meno vistoso, e mi guarda di sguincio.

E' uscito il magazziniere dal supermercato "O cos'è questo casino? Chi è che urla?"; è dietro a me, io procedo verso di loro, ma lui non viene avanti.

Io voglio guardare lui, che non le sbatta più la portiera addosso, tenendola ferma. Parlo all'uomo col grembiule e gli dico che vanno chiamati i carabinieri, che vada dentro subito a chiamarli. Non mi riesce di staccare gli occhi da quel ragazzo alto e infuriato, come se potessi fermare la sua furia solo guardandolo. "O perché i carabinieri? Litigavano anche qua al banco. Ma è una lite tra marito e moglie...", così mi risponde l'uomo.  Io giro la testa e lo guardo imbestialita, tanto da farlo indietreggiare "tra marito e moglie?! Ma qui c'è una colluttazione, lei chiede aiuto! Ma non lo vede, cazzo?" Lui se ne va subito dentro il magazzino e sembra non tornare più.

Io mi avvicino ancora, tengo il telefono come fosse un'arma, lui mi guarda male, non so cosa fare, ho paura di non guardare più e non mi ricordo se è 112 o 118 o cosa. Che idiota. Non mi si fermano i pensieri in testa. Torna con calma l'uomo del supermercato, ha chiamato rinforzi: ha con sé due donne col berretto da cuoche. Dico loro che bisogna chiamare i carabinieri. Tolgo per un attimo gli occhi di dosso da quella ragazza, mi sembra così facendo di abbandonarla e sto male, guardo le donne col berretto "Chiamate i carabinieri, per favore!". Ho urlato, il ragazzo alto e cattivo si è fermato, lei era comunque riuscita a entrare in macchina. Parte, finalmente. Lui ci guarda periferico, e con passo molleggiato sparisce, lento, quasi lieve.

Guardo loro e dico "non è una lite tra marito e moglie. Non è una cosa loro, si picchiavano e spingevano. Si chiamava aiuto! Si dovevano chiamare i carabinieri!". Sono incredula e incazzata. Le donne annuiscono spaventate. L'uomo rimane lì, in piedi, col suo grembiule e le braccia ciondoloni.

Li mollo lì e chiamo i carabinieri. Penso che lui la starà inseguendo in macchina.

Dopo tanto, o forse una manciata di momenti, lei da sola, è riuscita a scappare. "Sì, Signora, ci dice la targa per favore? Che macchina era? L'ha vista? Se la ricorda?" "Era buio, non ero vicina, una macchina chiara, non grande, ero nel panico. Non mi ricordo bene" "Ci dispiace, Signora, non possiamo fare niente. C'era qualcun altro con lei?" "Sì, ma non hanno fatto niente. Quasi come me".

dal Blog Politica Femminile

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