• Simonetta Ottone

La strada di Ilaria

Il 20 Marzo scorso ricorrevano i 23 anni dall’uccisione di Ilaria Alpi.

Il 10 Aprile scorso ricorrevano i 26 anni dalla tragedia del Moby Prince.

Mi ricordo quattro anni fa, che insieme al Comune di Collesalvetti lavorammo perché fosse intitolata una strada a Ilaria. E l’attesa degli ultimi anni, in cui della documentazione importante è stata desecratata, ma di fatto non è successo niente.

Ho ritrovato ciò che scrissi per proporre al Comune di dedicare un’intera Giornata a Ilaria, in attesa dei venti anni dall’accaduto: 

Mogadiscio, 20 Marzo1994 - Livorno, 20 Marzo 2014

"Il nostro paese ha bisogno di ricordare, è vero, ma anche di comprendere finalmente le ragioni di quanto accaduto. Accertare la verità e individuare i responsabili deve continuare ad essere una priorità (...)". Pietro Grasso

Vent'anni di verità omesse, silenziose, striscianti, silenti. Vent'anni in cui, nella nostra democrazia "avanzata", si è uccisa due volte questa storia. Una famiglia che muore, in attesa di una risposta; un paese che vede ancora una volta naufragare il diritto di sapere.

Lasciare segni, tracce, parole. Questo sembra il senso di alcune vite.

Intitolare una strada a Ilaria Alpi e Miran Hrovatin è un gesto giusto, per una città attenta; è un gesto che i cittadini desiderano: un atto simbolico che restituisce quell'idea di dignità collettiva che questa vicenda, come altre in Italia rimaste oscure, si è portata via. Ma, affinché questo gesto non resti isolato, e che non abbia come solo lascito un nome su una lapide, pensiamo che serva un momento di approfondimento e di condivisione che accompagni un compiuto processo simbolico.  Per questo pensiamo che il Teatro sia lo strumento migliore: lo spettacolo “A Voce Alta” darà l'occasione di assistere a un evento performativo composito nella interazione di diversi linguaggi espressivi che si svolgono dal "vivo", attraverso la presenza, la testimonianza, l'interazione col pubblico. Si tratta di uno spettacolo che gira già dal 2003, per teatri, scuole, centri sociali, manifestazioni, sale consiliari, e che non perde la sua "urgenza", fondata sul rapporto diretto con la realtà che ci circonda.

Il testo teatrale, scaturito in parte da ricerche giornalistiche condotte insieme a Luciano Scalettari (Famiglia Cristiana, Consulente Commissione parlamentare d’inchiesta delitto Alpi – Hrovatin, coautore di “Ilaria Alpi, un omicidio al crocevia dei traffici”, Baldini & Castoldi), a ogni replica è stato aggiornato e confrontato, seguendo attentamente gli sviluppi della vicenda.


Eravamo in quel periodo. Un pomeriggio mi squilla il telefono, rispondo un po’ scocciata che lavoravo sodo per preparare quell'appuntamento, premo il tasto e di là c’era la voce grossa e gentile di Luciana Alpi, la madre di Ilaria. Le spiegai il nostro lavoro e lei si ricordò di quando nel 2002, stavamo scrivendo il testo di “A Voce Alta”, Giorgio ci aveva mandato da studiare un sacco di roba, anche video. E poi approvò il copione che risultò dal nostro lavoro, e lo definì con parole scelte e gratitudine “Bravi ragazzi, il testo è preciso e circostanziato. Bravi.” Luciana si ricorda di quei teatranti toscani, seguiti dal giornalista Scalettari.

Poi arriva il momento di salutarci, e sento nel telefono la voce rotta di Luciana “Vi ringrazio che dopo tanto tempo parlate ancora di Ilaria. Giorgio è morto, lo sapeva? Sono sola.” 

Non venne Luciana a Collesalvetti quel giorno, ma mi arrivò una lettera che mi chiesero di fare avere anche al Comune. Lo feci, e questo comunicato fu letto alle scuole la mattina in cui fu inaugurata la strada di Ilaria a Collesalvetti, e la sera, prima del nostro spettacolo e dell’incontro con Luciano Scalettari.

Questa è la lettera, che teniamo come un invito a continuare a parlare di lei, a danzare la sua forza, la sua libertà, e a farlo A Voce Alta.

Al Sindaco del Comune di Collesalvetti (Livorno)

e alla Associazione Compagnia DanzArte

10 aprile 1991: la tragedia del Moby Prince nel porto di Livorno.

20 marzo 1994: l’esecuzione premedita di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin a Mogadiscio in Somalia.

La giornata dell’11 maggio prossimo con l’intitolazione di una via a Ilaria e lo spettacolo teatrale che andrà in scena è molto importante perché aiuta a non dimenticare, a percorrere un pezzo di storia ancora senza verità, senza giustizia.

Lo farete “a voce alta” e vi sentiremo anche se non saremo lì con voi.

Grazie per questo impegno: vi esprimo vicinanza, affetto solidarietà.

Lo faccio anche a nome di Luciana, mamma di Ilaria Alpi.


Cara Ilaria,

non sappiamo se ti farà piacere questa

cronistoria di quattro anni di avvenimenti,

di lotta e di inchieste per conoscere la verità

di questo orrendo delitto che ha troncato

la tua gioia di vivere.

……….


Ti chiediamo di capirci.

Per noi questa lotta è ragione di vita, nel

tentativo, forse illusorio, di portare a termine

il tuo impegno. Non sarà facile tratteggiare

questo lungo periodo di speranze, illusioni

e grandi amarezze. Sappi, tesoro, che tante

persone ti hanno tradito, hanno cercato

di rendere difficile ogni ricerca della verità.

Un bacio  

Mamma e papà


(da “l’esecuzione - inchiesta sull’uccisionedi Ilaria Alpi e Miran Hrovatin; di Giorgio e Luciana Alpi, Mariangela Gritta Grainer Maurizio Torrealta, Kaos ed. 1998)

Queste parole “scolpite” da Luciana e Giorgio Alpi 15 anni fa ci fanno ancora vibrare: sono cariche di dolore indignazione ma anche di un amore immenso per Ilaria, per la loro unica figlia e per il suo modo di fare giornalismo di cercare sempre la verità e di comunicarla. Vogliono portare avanti il suo impegno convinti già da allora che è proprio per questo che l’hanno uccisa insieme a Miran: ha fatto e fa ancora paura. Ed è per questo che anche la ricerca della verità sulla sua uccisione è difficile ancora.

Non è più con noi Giorgio: ci ha lasciati domenica 11 luglio 2010. Ma è sempre vicino a Luciana e anche a tutti noi: ci accompagna e ci guida in questa lotta che vogliamo condurre insieme a Luciana fino in fondo.


Come nelle molte tragedie italiane anche qui il corso della giustizia è stato compromesso, gli assassini e chi li copre hanno potuto contare sul fatto che le tracce si possono dissolvere, che alcuni reperti sono scomparsi o non sono più utilizzabili, che molti testimoni hanno mentito non hanno detto tutto ciò che sapevano, altri sono morti in circostanze misteriose, che anche pezzi di Stato hanno lavorato all’accreditamento ufficiale di una falsa versione manipolando fatti reali.


Ma nonostante infiniti tentativi di chiudere questo caso da anni, l'impegno incessante di Giorgio e Luciana Alpi lo hanno tenuto aperto e grazie a loro all’associazione Ilaria Alpi al premio e alle moltissime scuole, istituzioni, migliaia di cittadine e cittadini che sono impegnati il caso è ancora apertissimo. 


Anche per le vittime della tragedia del Moby Prince si sta lavorando ancora perché non tutto quello che si poteva fare è stato fatto.

Siamo ancora qui non ci arrendiamo vogliamo e avremo verità, tutta la verità e giustizia.

Un abbraccio a tutti voi, come noi impegnati per la giustizia, per la verità, per la vita: insieme ce la faremo.


Mariangela Gritta Grainer anche a nome di Luciana Alpi, Presidente associazione Ilaria Alpi, maggio 2013

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