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IN VIAGGIO

Danze di altre Vie
Novembre 2021

Dopo circa due ore di viaggio fra le montagne rocciose del Sinai, il deserto si apre sul mare. Davanti a noi vediamo l'Arabia Saudita e la Giordania.

Arriviamo al primo ecovillaggio del Sinai, in territorio beduino; i loro bambini ci accolgono con due rametti d'olivo con miele grezzo, insieme alle bambine con braccialetti e collanine artigianali.

In mezzo a storie di confine tra più lingue e culture, mangiamo pesce appena pescato; passano davanti a noi tre dromedari portati da beduini. I bambini, nudi, vanno a lavarli in mare.

Gli adulti ci offrono caffè turco preparato con erbe desertiche raccolte dai nomadi. Sembra tutto irreale.

Torniamo via al buio, ci fermiamo lungo la strada, usciamo di macchina a guardare le stelle mai così vicine, ascoltare il silenzio, mentre vento caldo d'Africa carezza il nostro viso.


Non ero mai uscita dall’Europa. Non mi sentivo mai pronta.

Mi ci sono volute decine di notti e giorni di racconti di Ashraf, mio compagno di ventura, che mi raccontava il suo Egitto, un pezzo per volta. Mi diceva : “Se riusciremo un giorno ad andare a casa mia, ritroverai tutto. Vedrai delle cose che non ti piaceranno, ma conoscerai un mondo tutto diverso: la natura e le persone sono diverse da quelle che si incontrano qui”. E così è stato.

Ho visto tanti giovani, e persone con i volti non mascherati. Ho scoperto che nel mondo fuori dall'Italia si viaggia regolarmente, ci si incontra, si cerca di avere una vita nonostante la difficoltà sopraggiunta. L'Egitto, che a dire del personale sanitario locale conosciuto, ha numeri del coronavirus non importanti, adotta misure di sicurezza, ma con serenità. E questo mi ha ridato una fiducia che avevo dimenticato: fa bene sentirsi liberi.

Al Cairo ho visto tante donne col capo coperto, tante venute dal mondo arabo che mostravano solo occhi bassi, oppure vestite riccamente con abiti coprenti luccicanti e all’ultima moda; ho visto donne anziane coperte di nero che col passo claudicante attraversavano vicoli bui. Ne ho vista una con le stampelle appoggiate ad uno spartitraffico seduta a terra sotto il sole; un’altra un Venerdì, giorno di festa, era sul ciglio della strada, sulla sedia a rotelle, alzava le mani al cielo invocando non so quale dio, mentre all’altoparlante c’era il richiamo alla preghiera. La città era un poco rallentata e gli echi delle moschee dei vari quartieri si incrociavano; impossibile dimenticarsi di onorare il giorno di festa!

Ho visto una famiglia tutta su un motorino per le strade congestionate del Cairo, e una coppia che sempre in motorino teneva un neonato in mezzo. Ho avuto paura per quella piccola testa penzoloni, tenuta appena dalla mano della madre. Non passano autobus, mi hanno spiegato gli amici cairoti, possono spostarsi solo così per la città, se non hanno un’auto. Non hanno scelta.

Ho visto diversi uomini spavaldi, che si divertivano, ballavano, facevano il bagno, mentre le loro donne rese invisibili dall’abbigliamento, stavano due passi indietro a sciogliersi di caldo e di timidezza.

Ho però anche conosciuto donne egiziane che attraverso lo studio, il lavoro e il coraggio, hanno acquisito una forza ed una centratura che qua incontri ormai difficilmente, diamo tutto per scontato.


Hoda, la nostra guida alla bellissima Cittadella nella vecchia Cairo, che in un giorno meraviglioso e fortunatamente non assolato, ci ha accompagnato alla Moschea di Mohamed Ali, un gioiello di architettura, al Museo Egizio (con i suoi reperti leggendari!), alle piramidi e alla Sfinge a Giza, in un’atmosfera sospesa e fuori da ogni tempo.

Hoda ci ha portato anche in Piazza Tahrir, dove lei stessa ha preso parte alla Primavera Araba nel 2011, subendo difficoltà e pericoli, nella speranza di un cambiamento democratico.

Hoda, musulmana, non porta il velo e ha combattuto contro la sua famiglia per questo, per studiare e lasciare la provincia, vivendo da sola al Cairo; ha due lauree, parla perfettamente l’italiano e cresce da sola due figlie che non porteranno il velo, che potranno studiare, lavorare, divorziarsi, non accettare un marito con due mogli. Hoda sta aspettando gli italiani, che non si vedono più al Cairo e sta cercando di imparare lo spagnolo, visto che la Spagna lascia più liberi i suoi cittadini di viaggiare.


Abbiamo poi incontrato Nada, una giovane ragazza del Cairo che viaggia sola e che diffonde nel suo paese la consapevolezza del corpo attraverso lo yoga e che vuole proporre attività culturali innovative ed audaci.


Queste donne desiderano parlare e relazionarsi con noi: questo mi ha resa felice. Porto con me anche un momento di incontro inaspettato e emozionante con ragazzine egiziane in gita scolastica, che erano curiosissime di parlare con me e fare foto!


Il Cairo è una delle più grandi megalopoli al mondo; nel giro di un attimo vedi tutto e il contrario di tutto. Le persone parlano continuamente tra loro, anche in mezzo ad un traffico inimmaginabile e apparentemente fuori controllo: si accordano, mediano, misurano, gesticolano, si toccano tra loro.


Accanto a carretti vecchi di pannocchie di mais, pane, frutta e street food tradizionale, vedi parcheggiate macchine di lusso; accanto a persone in galabeya (abiti tradizionali), vi sono persone vestite in modo elegante e modernissimo.

Il senso del tempo è diverso al Cairo; quando domandavo a che ora saremmo arrivati in un posto, gli amici rispondevano: “Dipende da quanto tempo metteremo ad arrivarci! Non si sa!”, ma non se la prendevano, dicevano semplicemente “Inshallah”, se Dio vuole. E io rispondevo “Inshallah”, sentendomi stupida per la domanda fatta, la tipica occidentale con la mania del controllo.

Lungo il Nilo, così grande da sembrare un mare, è possibile navigare: la mia attenzione si è posata su due uomini immersi nelle acque fino alle ginocchia che pare prendessero dal fondale dei bachi utili a pescare; il tutto davanti a locali lussuosi sulla riva.


Gli amici di Ash: Nader, George, Gamil, George, ci hanno supportato e coccolato in ogni modo; ci hanno portato a giro per tutta la città (prendendosi file interminabili d’auto, smog e stress), ci hanno ospitato a casa loro, ci hanno fatto mangiare in locali tipici la buonissima cucina egiziana pura.

Io ero semplicemente una di loro, parlavano inglese per non escludermi dalla conversazione, poi continuavano in arabo o un po’ in italiano, visto che avevano seguito le scuole italiane al Cairo: un tempo in città c’era una nutrita comunità italiana, molto amata dai cairoti.

La lingua non era una barriera, in un discorso se ne parlava almeno tre, tanta era la voglia di comunicare, e per qualche attimo ho pensato di capire perfino l’arabo!


Shobra, il quartiere in cui è cresciuto Ashraf, è il più popoloso della città, è un luogo vero, antico, in attesa di ristrutturazioni, dove convivono pacificamente cristiani e musulmani e dove vi sono in strada bancarelle di bellissima frutta e verdura, con cavoli giganti con cui vengono fatti involtini squisiti! E poi il mango, la guava che non si trovano così buoni in Italia!


Nel mercato storico di Khan Al Khalili, c’è odore d’incenso; dal bar che fu frequentato dal grande scrittore Nagib Mahfouz arriva un inebriante profumo di caffè turco che aleggia sulle note dell’antico strumento Houd. Ci perdiamo poi tra stoffe, spezie di ogni tipo, cotone, monili, mani e volti.


Dopo cinque giorni meravigliosi, pieni di cultura, storia e incontri, anche se a malincuore, lasciamo quel crogiuolo di genti e culture che è il Cairo e prendiamo il volo per Sharm El Sheikh, dove Ash ha vissuto e lavorato tanti anni, quando ancora c’erano solo pochi hotel in mezzo al deserto.


Hany, collega e amico di riferimento di Ashraf, ci viene a prendere all’aeroporto, accompagnandoci ovunque: siamo tra i primi italiani che vede dal 2020! Qua gli amici sono tali, non stanno in superficie e non parlano mai di mancanza di tempo!

Le giornate sono corte, per loro novembre è inverno, anche se ci sono 32° e il sole tramonta alle 17.00!

La prima cosa che faccio appena arrivata è buttarmi in acqua; volevo immergermi nel Mar Rosso, il mare della Bibbia e dei profeti: le moltitudini di pesci colorati intorno ad una bellissima e variopinta barriera corallina lo confermano e io non ho per niente voglia di uscire da quel paradiso, un liquido amniotico di 28°pieno di luce e colori!

In quei giorni danzo al tramonto in riva al mare, il corpo incamera ancora calore, luce, ossigeno, beatitudine. Mi sembra di essere viva per la prima volta, di danzare in mezzo a tutto che danza: cerco di far scivolare via questi anni italiani mesti, carichi di difficoltà, di isolamento e di angoscia. Mi manca mio figlio Niccolò, che non vedo l’ora di portare qua, i miei cari, le persone che danzano con me e che rendono più belli i miei giorni in un paese, il mio, divenuto estraneo, triste, doloroso, arbitrario.

Parco nazionale Ras Mohamed

Io in una tenda beduina sono una visione molto improbabile, sembro uscita dal libro "Diari persiani" di Gertrud Bell!

I miei amici egiziani sembrano nel loro habitat ideale: c’è musica, si danza il Raqs Sharqi (la danza del ventre) e la danza Tannura (antica danza dervisci). Ash non resiste al richiamo di quei ritmi evocativi di darbouka, e danza, e io con loro.

Sono scarrozzata nientedimeno non da uno, ma dai due, Ash e Hany, Travel Agents più storici ed esperti di Sharm El Sheikh! Egiziani doc cairoti, che dopo tutti questi anni di lavoro sono ancora felicissimi di far conoscere la loro terra alle persone che arrivano.

Mi hanno raccontato la storia di questo posto di una bellezza mozzafiato, mi sento molto fortunata!

Invidio anche la loro melanina. Niente creme, loro si accendono subito di sole!

A pelo d’acqua vedo una razza e tanti pesci che guizzano ovunque, mai visto niente di simile, ma io finora dove ho vissuto?


Oggi, 6 Aprile 2022 in cui si celebra la Giornata Mondiale della Salute, penso a tutte le sofferenze, deprivazioni e distruzioni che abbiamo vissuto dal 9 Marzo 2020 in Italia.

Cambiando orizzonte in quel dolce autunno d’Egitto, ricordo di essermi sentita rinascere. Non ci speravo più.


E’ stato bello ricevere l’attenzione che ci avete dato nei giorni del viaggio, in cui abbiamo postato sui social un nostro piccolo reportage: per noi era un modo simbolico di portarVi con noi!

In questo momento c’è un bisogno disperato di tracciare nuove vie, esplorare nuove coordinate in nuove mappe d’esistenza. Soprattutto, dobbiamo coltivare di nuovo l’idea del dialogo, l’interesse e il rispetto per le diversità, ascoltare altri punti di vista, che ci ricordano quanto siamo piccoli e quanto la nostra ottica può essere limitata e limitante.

Far prevalere le similitudini, prima delle divergenze, nutrire la fiducia nell’incontro umano, fisico, reale, tangibile. Credo sia questo, nel tempo che abbiamo a disposizione, essere davvero “in viaggio”, dialogare con l’ignoto.


Ora stiamo tornando al Cairo, perché ci hanno invitato a tenere il primo workshop di DanzaTerapia in Egitto dal 20 al 28 Maggio: siamo onorat*, non vediamo l’ora di partire!


Ne parleremo insieme in una diretta che si svolgerà sui nostri canali FB il 27 Aprile alle ore 21.00


Chi ci vorrà seguire nel nostro viaggio di Maggio sono previste attività in streaming, con sessioni del workshop e dirette quotidiane dall’Egitto, chieda l’iscrizione al Gruppo FB DANCE TO LIVE: amiche e amici egiziani Vi stanno già aspettando!


https://www.simonettaottone.com/intercultura

https://www.facebook.com/elmasrybyash

https://www.facebook.com/Associazione-Compagnia-DanzArte-794604227334436

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