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BEAU GESTE

Aggiornamento: 20 ott 2020

per le Nuove Fragilità


C’è un gran desiderio nelle persone di incontro, di vita e passione; siamo tutti reduci da mesi di solitudine, mancanza di prospettiva, incertezza. Questi giorni hanno segnato e segneranno a lungo tempo le nostre vite, la nostra capacità e possibilità di condivisione ed elaborazione.

BEAU GESTE è il gesto che si fa carico, che accoglie, ripara, include, accompagna qualsiasi persona, in ogni condizione ella si trovi.

Per dare voce a questo bisogno, e poterlo vivere insieme, abbiamo pensato di proporre degli appuntamenti speciali dedicati ad ogni cittadinanza, che si svolgeranno nel mese di Novembre a Livorno, a chiusura di un anno che rimarrà nella storia.

Stiamo condividendo (alcuni patrocini sono in via di definizione) questo percorso con Centro OAMI, Fondazione Scotto, Laboratorio Olistico, APID, Rete Blog Politica Femminile, One Billion Rising Livorno.

Le Nuove Fragilità oggi sono soprattutto le donne, i giovani, la possibilità di dialogo tra Persone di molteplici mondi e culture: ecco perché abbiamo deciso di parlare loro attraverso un mese di incontri aperti. E’ un augurio, un desiderio irrefrenabile, un gesto di scaramanzia.

L’elaborazione del lutto, la sua accettazione, l’incredulità per il corto circuito in cui siamo finiti dentro ad ogni livello, hanno scatenato così tanta ansia in noi, la paura di subire altri strappi, il panico di ciò che non possiamo controllare, perché troppo grande, troppo incomprensibile, troppo lontano da noi, ma terribilmente scaraventato in noi e nelle nostre vite.

I corpi che camminano senza una direzione tremano.

Provano dolore: il dolore, lancinante, di vedere i nostri figli che al posto della Scuola, ovvero incontro, curiosità, confronto, disciplina, approfondimento e condivisione, si ritrovano un ammasso di lezioni virtuali, stando in pigiama, spettinati, pallidi e annoiati, tutto il giorno davanti ad un monitor.

Come possono prepararsi alla vita? Come possono sentire la gioia, la vitalità, la testimonianza di un insegnamento?

Come facciamo noi genitori da soli (e le donne che si trovano a crescere da sole i loro figli sono un numero impressionante!) a sostituire tutto, a prepararli, ad essere modelli credibili di una società accettabile?

Come faremo noi donne a non diventare ancora più invisibili ora che ogni servizio pubblico erogato (a correnti comunque alterne) sembra un privilegio, ridotte a cercarci lavoro per intere giornate, con uffici chiusi e istituzioni blindate, presidiando addirittura l’istruzione dei nostri figli da casa, tutto imploso nel domestico, nel privato, nell’indifferenziato. E perché i padri sono potuti rientrare al lavoro 5 volte in più di noi?

Abbiamo bisogno, anziché di essere oltretutto vittime di una continua strategia della tensione mediatica e fattiva, di coltivare la fiducia, alimentare una visione altra, essere cittadine di uno Stato che non ci vuole, da sane, indurre la malattia.

E il covid ne è solo una. I costi esistenziali, economici e psicologici che stiamo pagando da Marzo ad ora sono altissimi, difficilmente giustificabili, in ogni caso. Lascio la riflessione sui numeri, le regioni, le statistiche a chi se ne occupa. Noi ci occupiamo di Persone, le cui vite attuali sono l’esempio più inconfutabile della realtà.

Aprite gli uffici, parlate con la gente, faccia a faccia.

Ecco, l’arte è nata per questo. Da corpo a corpo, non da corpo a macchina. L’arte ci ricorda cosa siamo capaci di fare quando siamo in dialogo.

Vogliamo andare oltre il presente, sì. Oltre la minaccia, costante e sistematica, di nuove chiusure, nuovi strappi. Torneremo a danzare e a vivere in contatto fisico e incontro dal vivo. Perché ne abbiamo bisogno. Ci toccheremo le mani e gli occhi sorridendoci e magari concluderemo con un abbraccio tondo rotondo.

Il Teatro e la Danza sono accadimenti reali di un rito, succedono attraverso il Corpo Voce e sono fondamentalmente fisici ed irripetibili. No ministro, non è uguale vederli sul web, e non siamo noi quell* che dobbiamo organizzarci alla nuova epoca, se questa ci esclude ed esclude espressioni che l’essere umano compie fin dalla notte dei tempi.

Sono convinta che dobbiamo lavorare senza adattarci a ciò che stravolge il senso di ciò che facciamo, senza surrogati, elusioni e menzogne.